TORRENZIERI SI CANDIDA COME INDIPENDENTE PER LA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA DI CASTROCARO

TORRENZIERI SI CANDIDA COME INDIPENDENTE PER LA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA DI CASTROCARO


L’outsider Claudio Torrenzieri ha sciolto ogni riserva sulla sua candidatura alla carica di Sindaco di Castrocaro Terme e Terra del Sole per le elezioni primarie di coalizione del centro sinistra. 


Il regolamento delle primarie, che si svolgeranno il 25 marzo p.v., prevede la possibilità di candidare cittadini del Comune raccogliendo almeno 50 sottoscrizioni di elettori del centro sinistra dal 3 al 10 marzo. 


Claudio Torrenzieri in data odierna (4 marzo) comunica che alle ore 14,00 ha già raccolto oltre 50 adesioni formali e che continuerà comunque ad impegnarsi fino al prossimo fine settimana per raddoppiare le preferenze a suo favore e per confrontarsi con i cittadini per costruire una proposta politica che contribuisca a caratterizzare in senso innovativo quella della coalizione.


Torrenzieri ha anche abbozzato alcuni obiettivi politici che, attraverso forme e metodi partecipativi, potranno essere sviluppati con i cittadini nei prossimi giorni e settimane. 

Fondamentale per Torrenzieri è fare sintesi delle tante istanze che in questi ultimi cinque anni di attivismo con la lista civica “Partecipazione democratica” si sono evidenziate da parte della gente comune. 


Fra queste, è prioritario restituire quella sovranità popolare che per diritto costituzionale compete e spetta ai cittadini introducendo nello Statuto comunale i Referendum abrogativi, di rettifica, di conferma e di iniziativa.

In questo modo qualsiasi delibera del Consiglio Comunale potrà essere sottoposta a Referendum abrogativo o di rettifica, così che ogni decisione relativa alla gestione e all’uso di beni e risorse pubbliche dovrà essere preventivamente confrontata e condivisa fra amministratori pubblici e i cittadini.


Altri obiettivi politici che secondo Torrenzieri sono prioritari per la prossima amministrazione comunale: 

- sospendere l’approvazione del nuovo piano urbanistico (P.O.C.) per renderlo rispondente alle reali e concrete esigenze abitative della Comunità locale attraverso un metodo partecipativo evitando così un’uso indiscriminato e speculativo del territorio;

- affrontare il problema del rapporto con il gestore delle Terme al fine di preservare e valorizzare il patrimonio storico ed ottenere vantaggi competitivi per l’interesse collettivo;

- rendere economicamente più conveniente e più efficiente la “macchina amministrativa” mettendo in rete servizi e gestioni pubbliche con altri Enti locali;

- creare le condizioni per favorire forme avanzate di risparmio energetico sia per l’ente pubblico che per i cittadini adottando politiche virtuose;

- incentivare, favorire e premiare interventi di bioedilizia e penalizzare, anche con tributi aggiuntivi, pratiche edilizie energivore e che usano materiali non rinnovabili;
- tornare ad investire in Cultura per valorizzare i beni paesaggistici, ambientali e storico-architettonici così da ri-creare condizioni reali di sviluppo sociale ed economico collettivo riconvertendo anche le politiche turistiche attuali a questi scopi.


Questo il primo concreto contributo che Torrenzieri offre alla coalizione di centro sinistra per stimolare da subito un confronto pubblico ampio e costruttivo per creare condizioni reali di attivismo e partecipazione alla vita democratica della comunità locale di Terra del Sole, di Castrocaro, di Pieve Salutare e di Sadurano."

AAA ELETTORI CERCASI

Elezioni comunali 6-7 maggio 2012
AAA ELETTORI CERCASI
Claudio Torrenzieri ti invita a sottocrivere la sua candidatura e di prefererilo alle votazioni delle primarie di coalizione del centro-sinistra locale per la carica a
capogruppo di lista


Alcuni obiettivi politici proposti:
Restituire quella sovranità popolare che per
diritto costituzionale compete e spetta ai cittadini
introducendo nello Statuto comunale i Referendum abrogativi, di rettifica, di conferma e di iniziativa.
In questo modo qualsiasi delibera del Consiglio
Comunale potrà essere sottoposta a Referendum abrogativo o di rettifica, così che ogni decisione
relativa alla gestione e all’uso di beni e risorse
pubbliche dovrà essere preventivamente confrontata e condivisa fra amministratori pubblici e i cittadini.
La prossima amministrazione comunale dovrà:
- sospendere l’approvazione del nuovo piano
urbanistico (P.O.C.) per renderlo rispondente alle reali e concrete esigenze abitative della Comunità locale attraverso un metodo partecipativo evitando così un’uso indiscriminato e speculativo del territorio;
- affrontare il problema del rapporto con il gestore delle Terme al fine di preservare e valorizzare il
patrimonio storico ed ottenere vantaggi competitivi per l’interesse collettivo;
- rendere economicamente più conveniente e più efficiente la “macchina amministrativa” mettendo in rete servizi e gestioni pubbliche con altri Enti locali;
- creare le condizioni per favorire forme avanzate di risparmio energetico sia per l’ente pubblico che per i cittadini adottando politiche virtuose;
- incentivare, favorire e premiare interventi di
bioedilizia e penalizzare, anche con tributi
aggiuntivi, pratiche edilizie energivore e che usano materiali non rinnovabili;
- tornare ad investire in Cultura per valorizzare i beni paesaggistici, ambientali e storico-architettonici così da ri-creare condizioni reali di sviluppo sociale
ed economico collettivo riconvertendo anche le politiche turistiche attuali a questi scopi;
- altre proposte concrete saranno sviluppate con i cittadini attraverso forme e metodi partecipativi.

DAL VOSTRO INVIATO NELLO STAGNO DELLA POLITICA LOCALE

CASTROCARO VERSO LE ELEZIONI COMUNALI - L’incognita Torrenzieri, mazapegolo politico

Inaspettatamente domenica scorsa (26 febbraio 2012) ho trovato sul Corriere Romagna un articolo a firma di Pietro Caruso dedicato alla mia presunta candidatura a Sindaco per il Comune di Castrocaro. La prima reazione è stata ovviamente di stupore e meraviglia in quanto non ero a conoscenza di questo “scoop giornalistico” né della mia presunta candidatura.

Ho contattato telefonicamente l’amico Pietro il quale mi ha dichiarato di aver assunto autonomamente l’iniziativa perché dal suo punto di vista il mio “storico attivismo politico” poteva essere utile a “smuovere le acque stagnanti del centro sinistra” (sue testuali parole pronunciate in viva voce alla presenza dei miei familiari). Mi ha confessato che se mi avesse chiesto preventivamente un parere in merito non gli avrei concesso questa libertà giornalistica facendomi infatti notare che niente del pezzo è virgolettato e quindi attribuibile a mie affermazioni e di aver attinto le informazioni su di me dal mio trascorso politico e dai tanti “twett” dal mio “web-account”.

Devo ammettere che la cosa da una parte mi lusinga ma anche mi inquieta. Mi lusinga la dimostrazione di fiducia che un amico giornalista mi riserva traendo dal mio percorso politico provocazioni per sollecitare i partiti a guardare oltre se stessi. Mi inquieta invece la percezione, condivisa, dello “stagno della politica” sia locale che nazionale.

In questo mi tornano utile le riflessioni poetiche di Martha Medeiros, una intellettuale di Porte Allegre (da noi purtroppo poco nota), che recita «Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, … chi non parla a chi non conosce … chi è infelice sul lavoro, … chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, … chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce…».

Questa è la rappresentazione più lucida della società attuale di fronte all’altrettanto attuale situazione socio politica. Una situazione di forte crisi socio-economica che sta generando nella gente comune e quindi nella società crisi di identità, mancanza di visione prospettiva, carenza di lungimiranza politica e quindi anche crisi culturale. Una crisi quella attuale che ci consegnerà un Paese fortemente trasformato rispetto ai canoni a cui eravamo abituati.

Il sistema politico vigente si è dimostrato inadeguato ad affrontare il cambiamento delegando a terzi il compito di dettare nuove regole ma con un approccio distante, terzo appunto, imposto sotto l’arma del ricatto delle scelte dolorose ma doverose, calato dall’alto e subìto passivamente dal basso.

Occorre ribaltare il processo decisionale ed attuare una politica realmente federativa che restituisca quella sovranità popolare che per diritto costituzionale compete e spetta ai cittadini. Sarà questa l’epoca in cui per attuare dei cambiamenti condivisi non potremo più delegare o demandare ad altri le scelte da farsi, ma tutti dovranno assumersi delle responsabilità personali e dirette nell’interesse collettivo.

Per questo occorre tornare al “locale” per gestire in forme equilibrate alle reali necessità il cambiamento dal basso, dai cittadini e con i cittadini. Un “locale” che non sia più fine a stesso, che superi il campanilismo e la tutela degli interessi di una parte a discapito anche solo di un’altra minoritaria; un locale che sappia federarsi, che faccia rete, unione con le altre realtà locali per creare ed ottenere economie di scala gestionali più efficienti ed efficaci, vantaggi competitivi fortemente ancorati al territorio di appartenenza, socialità ed economie solidali non più esclusivamente speculative.

La chiave per affrontare il cambiamento dalla parte dei cittadini e con i cittadini non può che essere culturale. Senza cultura e senza una nuova cultura politica non potremo progettare un nuovo sviluppo. La Cultura è parte sostanziale dei fondamenti della nostra Carta Costituzionale, perché Cultura (art. 9 della Costituzione italiana) implica educazione (civismo), istruzione (formazione), conoscenza (consapevolezza), ricerca scientifica e tecnica (orientamento e propensione all’innovazione), tutela del paesaggio (ambientale e quindi dei beni comuni collettivi) tutela e valorizzazione del patrimonio storico ed artistico (la nostra carta d’identità) ovvero le maggiori risorse socio-economiche a nostra disposizione.

Nell’ultimo decennio abbiamo visto che là dove il “pubblico” si ritira o abdica o rinuncia anche solo marginalmente al proprio ruolo di propulsore, promotore e gestore della cosa pubblica anche il “privato” diminuisce la sua partecipazione. Si è così radicata nella gente comune una percezione del pubblico quale centro di spesa improduttiva. Si è così imposta una logica decisionista che ha favorito l’interesse di pochi a discapito dei molti, che ha agevolato fasce sociali minoritarie più forti economicamente penalizzando fasce maggioritarie più deboli con tagli trasversali in termini di spesa pubblica.

La politica, il governo dei cittadini, deve tornare a formare cittadini dotati di spirito critico e aperto. Per questo occorre delineare insieme ai cittadini l’identikit di un nuovo municipio locale attraverso un percorso suscettibile di modifiche e aggiustamenti ma che abbia come obiettivo la partecipazione e la condivisione di scelte realmente concrete e tangibili.

Non è più il tempo di promesse ridondanti, di dispersione di risorse pubbliche per aleatori progetti di immagine, di pianificazioni territoriali che puntano esclusivamente a far cassa invece di qualificare il territorio e premiare l'edilizia eco-sostenibile e non energivora, di presunti investimenti per un termalismo che verrà senza riuscire a mantenere quello che c'è e a discapito del possesso di beni architettonici di elevato valore aggiunto. E' questo il tempo per occuparsi invece del risparmio di risorse energetiche, della riduzione dei rifiuti, della sinergia e della collaborazione con altri municipi virtuosi per mettere in rete la gestione dei beni comuni collettivi. E' questo il tempo per attivare una politica che sappia interpretare con coscienza e consapevolezza la nostra Carta Costituzionale e dimostri il coraggio per metterla in opera. E' questo il tempo e l'occasione per coinvolgere i giovani nel processo di cambiamento in corso e accogliere idee innovative. E' questa l'occasione per superare logiche spartitorie e per aprirsi alla società civile. Solo così potremo affrontare questa “stagnazione” sociale, economica e culturale e superarla attraverso una innovazione politica che da decenni è attesa ma mai attuata.

Ringrazio l’amico Pietro Caruso per avermi stimolato ad una riflessione a voce alta in nome di un cambiamento che per essere tale dovrà essere condiviso con tutti i cittadini della nostra comunità locale e non solo.

genius loci: l'anno che verrà

genius loci: l'anno che verrà

genius loci: Concorsi pubblici: quando la forma prevale sulla sostanza

genius loci: Concorsi pubblici: quando la forma prevale sulla sostanza

Concorsi pubblici: quando la forma prevale sulla sostanza

Quando la burocrazia strangola il diritto

In ogni atto di interesse pubblico il rispetto delle regole adottate è condizione fondamentale di imparzialità.

Così, è successo che un concorso pubblico di progettazione architettonica è stato recentemente “annullato” dalla commissione incaricata adducendo come motivazione “la difformità di tutti i plichi e di tutte le buste perché ritenute non conformi alle prescrizioni del bando emanato”!

Una vicenda questa che ruota curiosamente attorno agli stringenti concetti di “plico” e “busta” e alle formali dimensioni dei cosiddetti “formato A3 e A4″.

Vediamone i dettagli:

• Il disciplinare di gara recita che, “a pena di esclusione”, il “plico principale contenenti le domande di partecipazione e le idee progettuali” dovrà essere in “formato A3 di carta bianca”.
Lo standard internazionale ISO 216 definisce i formati dei fogli di carta, per cui, il cosiddetto “A3″ misura 297 × 420 mm mentre il formato “A4″ misura 210 × 297 mm.
• Sempre il disciplinare di gara, al paragrafo successivo, recita che il plico, a pena di esclusione, dovrà contenere al suo interno:
1. una busta bianca opaca formato A4 recante la dicitura esterna non scritta a mano: “DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA”;
2. una busta bianca formato A3 opaca recante la dicitura esterna non scritta a mano: “ELABORATI PROGETTUALI”, opportunamente sigillate con ceralacca o con altro mezzo idoneo a garantirne la segretezza.
Occorre a questo punto precisare che gran parte dei bandi pubblici contengono lo stesso tipo di descrizione per i formati delle buste, ne è un esempio un bando del Ministero dell’Interno del 16 luglio del 2010 che recita: «… plico consistente in una busta in formato A3, contenente n. 2 distinte buste, a loro volta chiuse e sigillate: una in formato A4 ed una in formato A3».

C’è da chiedersi se la dicitura di “plico e buste in formato A4 e A3″ sia riferita a modelli correnti e in comune commercio o se invece sia solo una forma convenzionale per definire il formato dei contenuti!

Ci soccorre un bando di concorso della Fondazione dellʼOrdine degli Ingegneri della Provincia di Torino del 17 febbraio 2011 che riporta: «… Il plico dovrà contenere 2 buste … Allʼinterno della busta A dovranno essere inserite le tavole contenenti gli elaborati di progetto stampati su carta in formato A4 o A3»; alla descrizione delle buste si specifica «il formato C4 (22,9 x 32,4 cm) destinato a contenere il formato A4 intero» con un preciso riferimento agli standard internazionali.

In precedenza abbiamo visto che l’ISO 216 definisce i formati dei fogli di carta mentre, lo standard internazionale ISO 269 definisce i formati delle buste atte a contenere i relativi formati dei fogli di carta. Scopriamo così che non esistono buste in formato A3 e A4 ma sono “standardizzate” buste in formato C3 (324 × 458 mm) per i fogli A3 (297 × 420 mm) e buste in formato C4 (229 × 324 mm) per i fogli A4 (210 × 297 mm).

Quindi, buste che svolgono la loro funzione di “contenitori” con dimensioni ovviamente maggiori (2/3 cm in più) rispetto a quelle dei loro “contenuti“.
Infatti, nel nostro caso in questione il bando indica con precisione i formati dei “contenuti”:
- gli “elaborati progettuali” costituiti da “planivolumetrici in formato A2 (ndr: 420 × 594 mm ), ripiegato in due a metà” (ndr: formato A3) e, “una relazione illustrativa in formato A3“;
- la “documentazione amministrativa (allegati Modulo 1, 2 e 3 in formato A4)”.

Nella pratica è successo che il 4 luglio scorso, in seduta pubblica, la commissione incaricata ha esaminato i 18 plichi principali ed ha “rilevato che alcuni dei plichi pervenuti … non erano conformi per formato e/o colore a quanto richiesto dal bando e relativo disciplinare .. e pertanto li ha esclusi dalla procedura.”

Di conseguenza 7 studi tecnici hanno ricevuto “entro il giorno 8/07/2011 … idonea comunicazione a mezzo fax” che li informava della loro esclusione dal concorso!

Il 4 agosto scorso si è svolta la seconda seduta pubblica che, in base alle indicazioni del bando, doveva valutare e giudicare gli elaborati grafici e, per esclusioni successive, “nominare” i 3 “aggiudicatari” del concorso.

Al cospetto di una quindicina di persone, in prevalenza donne e tutti presumibilmente tecnici partecipanti al concorso, la commissione, prima di procedere alla attesa valutazione degli elaborati progettuali, ha relazionato sul percorso svolto fino ad allora:

- è stato premesso che “l’interesse dell’Amministrazione Pubblica è quello di recepire e raccogliere il maggior numero di idee progettuali da cui scegliere quella più adatta allo scopo dell’Ente”;
- è stata illustrata la procedura della prima seduta del 4 luglio che attraverso “il criterio della minima tolleranza” ha escluso 7 “plichi” per eccessiva dimensione rispetto agli altri 11 pervenuti;
- in conseguenza, “dai 7 plichi esclusi sono state aperte solo le buste contenente la documentazione amministrativa al fine di individuare i destinatari ai quali inviare la comunicazione di esclusione che è stata recapitata nei termini del bando”;
- il 14 luglio scorso, in riunione non aperta al pubblico, la commissione “ha proceduto all’apertura delle 11 buste contenenti solo gli elaborati progettuali per sottoporli ad una prima valutazione”;
- infine, è stato riferito che nel frattempo (non è stato precisato se prima del 14 luglio o successivamente al 14 luglio e comunque prima del 4 agosto) erano pervenute all’Ente alcune “lettere di sollecitazione” il cui contenuto era tale da “porre la Commissione in condizione di rinviare alla giornata odierna ogni ulteriore accertamento per verificare la rispondenza della procedura sospendendo così le decisioni prese nella riunione pubblica del 4 luglio”.

In conseguenza la Commissione ha comunicato ai presenti che avrebbe proceduto nuovamente alla verifica puntuale di tutte le proposte pervenute ricontrollando le misure di tutti i cosiddetti plichi e delle buste contenute all’interno degli stessi.
A fronte di vibrate proteste dei presenti sulla procedura che “rimette in gioco” anche le proposte già escluse la Commissione ha chiarito che per motivi di “autotutela degli interessi dell’Ente” si sarebbe comunque adottato il criterio della “tolleranza zero” al fine di verificare “a pena esclusione l’esatta rispondenza dei formati A3 e A4″.

Per cui, metro alla mano e fogli di carta in formato A3 e A4 la Commissione ha pubblicamente misurato le dimensioni lineari dei lati di base e altezza di tutte i plichi e di tutte le buste relative annotando con scrupolo ogni millimetro di scarto rispetto agli standard proposti!

Dal pubblico è stato più volte fatto notare che “diversi fogli in formato A3 o A4 per loro stessa natura fisica non possono essere contenuti in un contenitore dello stesso identico formato”.
Occorre precisare che i cosiddetti “plichi”, tranne un singolo caso, erano di fatto buste bianche (in comune commercio) in formato C3 atte a contenere fogli in formato A3 e così per le buste sia degli elaborati progettuali sia quelle della documentazione amministrativa.
In gran parte dei casi alle singole buste erano stati accuratamente ripiegati i bordi esterni per farli dimensionare alle misure lineari dei formati indicati dal bando!
Durante questa pidessequa e monotona misurazione non sono mancate critiche da parte del pubblico presente, che in più occasioni, interloquendo con il presidente della Commissione, ha avanzato dubbi di legittimità procedurale e ha evidenziato come in una fase di crisi economica l’eccesso di burocratizzazione sminuisca sia la professione sia la qualità progettuale a svantaggio degli interessi della comunità.

Al termine della misurazione di tutti i plichi e di tutte le buste si è dovuto constatare che per pochi centimetri di differenza fra busta e busta, in pratica, nessuna proposta rispondeva ai criteri imposti con la logica dei formati cosiddetti A3 e A4.
Di conseguenza la Commissione ha deciso di “escludere tutti, annullando il bando in essere e si impegna ad indire, nel più breve tempo possibile, un nuovo bando che contenga misure più idonee relativamente ai formati dei plichi e delle buste”.

Da parte dei presenti non sono stati esclusi ricorsi alla decisione e si sono aperti molti sospetti su quanto avvenuto.
In primo luogo perché i componenti della Commissione e presumibilmente anche gli Amministratori dell’Ente pubblico sono ora a conoscenza di ben 11 progetti architettonici che se pur anonimi hanno condizionato elementi di valutazione e inoltre, anche se non sono noti gli elaborati grafici dei 7 tecnici esclusi ne conoscono le precise identità.

In conclusione c’è da chiedersi se le lettere di sollecitazione siano realmente tali e se fra gli 11 elaborati ammessi alla seconda selezione del 4 agosto non fosse presente un progetto invece atteso facente parte dei 7 esclusi dalla prima selezione del 4 luglio!
Dubbi e sospetti che in questi tempi di incertezza sociale ed economica non vengono fugati da nessuna giustificazione di “autotutela”!

Come definire quindi l’esito di tutta questa vicenda? Con una dichiarazione altisonante degna del miglior banditore del reame:

In nome dell’autotutela dell’Ente pubblico la progettazione per l’ampliamento di una scuola per la modica cifra di € 546.500,00 è rinviata a data da destinarsi nel disinteresse pubblico.

Pensare che ci eravamo illusi di tanta semplificazione amministrativa!

l'anno che verrà

Leone 23 luglio – 22 agosto
Il prossimo anno dovrai pensare in grande, più di quanto tu non abbia avuto il coraggio di fare negli ultimi dieci anni. Questo non significa che dovrai essere temerario, spericolato o irrealistico. Al contrario. I tuoi sogni di grandezza dovranno essere attentamente studiati e ancorati alla comprensione dettagliata del funzionamento delle cose. Impara dall’errore di Snoop Dog, il rapper che aveva pensato di affittare l’intero territorio del Liech­tenstein per girare un video musicale. Le autorità del paese si sono rifiutate, ma solo perché Snoop Dog non glielo aveva chiesto con sufficiente anticipo. Se si fosse organizzato meglio, tutto il paese avrebbe potuto essere suo.

Vergine 23 agosto – 22 settembre
Dieci anni fa, nell’Oregon, Don Wesson fermò il suo camion sul ciglio della strada e si portò a casa un sasso di 20 chili che aveva attirato la sua attenzione. Per anni lo ha usato insieme ad altre pietre per creare una barriera e impedire al suo cane di rovinargli il giardino. Poi ha visto un programma televisivo sui meteoriti e ha mostrato il sasso ad alcuni scienziati. Così ha scoperto che era un meteorite caduto sulla Terra 4,5 miliardi di anni fa e che proveniva dalla cintura degli asteroidi. Per il 2011 prevedo uno sviluppo metaforicamente simile nella tua vita: scoprirai un oggetto antico e prezioso che viene da lontano e che in un primo momento sottovaluterai.

La libertà dei servi

dal blog di Luca Boschi ... 11 ANNI DI GOOGLE E L'ITALIA VISTA DALLA PRINCETON UNIVERSITY

La libertà dei servi di Maurizio Viroli

L’Italia è un paese con libere istituzioni ma gli Italiani sono servi.
Ha libere istituzioni perché le regole democratiche e le libertà civili sono, con poche eccezioni, rispettate.
Gli italiani non sono liberi perché mancano, in generale, delle fondamentali qualità proprie di liberi cittadini: il rispetto delle leggi e della Costituzione, la volontà e la capacità di assolvere i doveri civici.
Il vero segno distintivo del potere è oggi mostrare disprezzo per le responsabilità e per le norme. L’Italia appare, a chi la guarda dall’esterno, una grande corte, con un nuovo tipo di principe al centro.

Nei secoli gli italiani hanno creato forme di governo e modi di agire politico che non avevano precedenti. Gli esempi più chiari sono le libere repubbliche della prima età moderna e il fascismo.

Le prime furono esempi di libertà, con tutti i loro limiti; il secondo un esempio di dominio totalitario, ma le une e l’altro furono creazioni originali.
L’Italia dei nostri tempi è un’altra creazione politica originale.
Nella storia ci sono stati e ci sono molti casi di cattivo governo, nel senso di governanti che fanno il proprio interesse anziché curare il bene comune e violano i fondamentali diritti di libertà dei cittadini.

Ci sono stati e ci sono anche casi di istituzioni oppressive e di popoli liberi, ovvero popoli oppressi da governi corrotti che hanno invece conservato lo spirito libero.
L’esempio che non si era ancora visto è quello di un popolo non libero con libere istituzioni: un paese democratico dove i cittadini sono diventati, con eccezioni, s’intende, una moltitudine di cortigiani anche se i governanti non hanno fatto nulla per violare le regole democratiche e i diritti civili.
Come si può capire tutto questo?

Per quanto possa sembrare strano, visto che il creatore del nuovo sistema politico italiano si proclama alfiere della libertà, il problema italiano è un problema di libertà, l’Italia non è un paese libero.

Per capire quest’affermazione bisogna intendere bene che cosa vuol dire libertà politica. La concezione prevalente, quella propugnata e diffusa dai governanti, afferma che noi siamo liberi nella misura che non siamo oppressi, ovvero fin quando nessuno ci impedisce di fare quello che vogliamo e possiamo fare, e nessuno ci impedisce di esercitare i nostri fondamentali diritti. La mancanza di libertà, sempre nella concezione oggi dominante, è la conseguenza di azioni, di quello che fa o non fa chi governa e in generale chi ha potere.

A proposito di questa concezione della libertà è bene sapere che il primo pensatore politico che l’ha teorizzata era Thomas Hobbes, un sostenitore della monarchia assoluta che non accettava neppure la distinzione fra monarchia e tirannide. Ed è bene soprattutto sapere che il capitolo della sua opera Leviatano in cui la spiega si intitola La libertà dei sudditi.
Non dovrebbe fare riflettere il fatto che l’idea di libertà che oggi domina in Italia è la libertà dei sudditi, non quella dei cittadini?

Qual è invece la libertà dei cittadini?

La risposta è facile visto che gli scrittori politici repubblicani che amavano la libertà hanno nei secoli ripetuto sempre il medesimo concetto: essere liberi non vuol dire avere un buon padrone; essere liberi vuol dire non avere un padrone.

Vuol dire non essere dominati da nessun uomo o da nessun gruppo di uomini, cioè vuol dire non essere sottoposti ad alcun potere arbitrario o enorme che può fare quello che vuole: violare le leggi o fare leggi per i propri comodi. Anche se il potere arbitrario o enorme di un uomo si è affermato con mezzi democratici, la semplice esistenza di tale potere rende non liberi, ma servi.

Esiste in Italia un potere enorme che ha prodotto gli effetti tipici di un sistema di dominio?

Mentre sarebbe sbagliato sostenere che esiste in Italia un potere capace di controllare interamente lo Stato e la vita degli Italiani, si può invece affermare che esiste un potere enorme, di grandezza ed estensione sconosciute in qualsiasi altro stato liberale o democratico del passato o del nostro tempo, e che l’esistenza di tale potere ha già creato un popolo servo che si crede libero, un popolo che ha appunto la libertà dei servi.

Il capo del governo detiene un patrimonio personale che nessun altro leader di paesi democratici ha mai neppure sognato di possedere; controlla direttamente o indirettamente un impero mediatico, fatto anche questo che non ha precedenti storici; ha ai suoi ordini un partito, che egli stesso ha creato come ramificazione delle sue imprese, composto di uomini e donne che dipendono da lui per il loro status, i loro privilegi e la loro ricchezza (o parte della loro ricchezza).

La semplice presenza di un simile potere distrugge la libertà dei cittadini.
Li trasforma in persone con la mentalità servile e in cortigiani: cieca devozione agli uomini potenti, disponibilità alla menzogna, ossessione per le apparenze esteriori, simulazione, atteggiamenti buffoneschi, mancanza di rettitudine e di coraggio, acquiescenza, docilità, attitudine all’inganno e arroganza, quest’ultima particolarmente visibile nella classe politica ma anche nella vita ordinaria.

A questi caratteri propri di una società dominata da un potere enorme si aggiunge un altro tipico segno della società di corte, ovvero la presenza a palazzo delle cortigiane per soddisfare le brame del principe e perfino per servire in politici maneggi.

Il potere del denaro di comprare "amici", il potere dei media di persuadere, e perfino il discusso carisma del capo del governo non spiegano tuttavia la nascita del sistema di potere.
Bisogna tenere presente la secolare propensità degli italiani ad essere servi felici e cortigiani.

Già i Medici, nel XVI secolo, sapevano che gli italiani erano lieti di vivere alle dipendenze di un principe. Arlecchino, la tipica maschera nazionale, è servo, ma è felice, e riesce, con l’astuzia, a fare più o meno quel che vuole. Per questa ragione i nostri migliori pensatori politici hanno sempre sottolineato che il problema della libertà in Italia è sempre stato un problema in primo luogo morale.

Carlo Rosselli, in Socialismo liberale scriveva che problema italiano è ancora oggi [1928] il medesimo, vale a dire un problema di libertà, ma problema di libertà “nel suo significato integrale”, cioè “di autonomia spirituale, di emancipazione della coscienza”.

E aggiungeva che è ”triste cosa a dirsi, ma non per questo meno vera, che in Italia l’educazione dell’uomo, la formazione della cellula morale base – l’individuo -, è ancora in gran parte da fare.
Difetta nei più, per miseria, indifferenza, secolare rinuncia, il senso geloso e profondo dell’autonomia e della responsabilità. Un servaggio di secoli fa sí che l’italiano medio oscilli oggi ancora tra l’abito servile e la rivolta anarchica. Il concetto della vita come lotta e missione, la nozione della libertà come dovere morale, la consapevolezza dei limiti propri ed altrui, difettano”.

E invece l’Italia è forse il solo paese democratico in cui chiunque abbia l’ardire di parlare di integrità e di rettitudine viene bollato come un moralista e ridicolizzato, forse proprio perché solo i moralisti hanno capito davvero la natura del dominio che crea servi contenti.

Piazza bella piazza ... alla ricerca di un centro di gravità permanete

Castrocaro e Terra del Sole sono due località dello stesso Comune che da qualche decennio sono costantemente alla ricerca di "un centro di gravità permanente".
Ovvero mancano di una Piazza che sia degna di tale ruolo!
La Piazza o Agorà è uno dei luoghi più importanti all'interno del percorso urbano di una comunità è il luogo di incontro e scambio socio-culturale dei cittadini, centro di scambi economici e di rapporti sociali!
Il luogo per eccellenza deputato ad ospitare tutte le manifestazioni della vita cittadina, dalle feste civili a quelle religiose, ai mercati ma anche teatro all'aperto, spazio per lo svago.
La piazza è l'invenzione urbanistica della democrazia, il luogo della socialità e del dialogo tra diverse generazioni e popolazioni, sede delle assemblee cittadine e dei dibattiti politici.
Negli ultimi decenni in questo Comune le piazze sono divenute parcheggi e i parcheggi piazze!

Partiamo da Terra del Sole che vanta una piazza di impronta rinascimentale!

Uno spazio urbano pianificato.
Una "piazza d'armi" posta al centro della città-fortezza.
Un "centro di gravità permanente" su cui si affacciano gli edifici del potere e in cui si svolge per secoli tutta la vita cittadina.
Luogo emblematico e luogo fisico!
Spazio reale di centralità e di equilibrio urbanistico e sociale!
Oggi diventato il luogo di sosta temporanea per le automobili di avventori temporanei dei pochi pubblici esercizi che vi si affacciano o che vi gravitano nelle sue vicinanze!

Si dice che questo sia il prezzo da pagare alla modernità e ai cittadini, residenti o ospiti, non resta che prenderne atto e accontentarsi!

D'altronde ormai la socialità si svolge nel chiuso delle proprie abitazioni seduti e in silenzio davanti a un televisore o nel migliore dei casi sulla piazza virtuale del web.

















(continua)

NARCOTEST ANCHE X BERLUSCONI ? MAGARI !

NARCOTEST: VIALE, ANCHE BERLUSCONI DEVE SOTTOPORSI

13/11/2009 - 13.13 (IRIS) - ROMA, 13 NOV - "Mi stupisce che l'Onorevole Silvio Berlusconi non abbia ancora seguito l'esempio di alcuni parlamentari della sua maggioranza che hanno proposto e prontamente eseguito il test sulle droghe" Silvi Viale, presidente dell'Associazione Radicale Adelaide Aglietta, al congresso dei Radicali, sollecita il Presidente del Consiglio a sottoporsi al narcotest. "Nei mesi scorsi si è molto parlato delle relazioni sessuali estemporanee del nostro Presidente, con polemiche su prostituzione e altro, ma si è un po' glissato sulla presunta presenza di cocaina alle sue feste" aggiunge Viale. "A differenza del caso di Marrazzo, quando si parlo di cocaina nelle feste di Berlusconi nessuno propose il test per i parlamentari, ma mi sorprende che Berlusconi non abbia ritenuto di doverlo fare o almeno di commentarlo. Non vorrei che Gasparri, Alemanno & Co. avessero erroneamente pensato che la chioma di Berlusconi non fosse idonea al test, dimenticandosi della prorompente virilità del nostro Presidente a cui dovrebbe corrispondere una foresta pilifera adeguata" conclude.

In effetti leggendo questi articoli qualche dubbio che il legame "Berlusconi-Tarantini- escort-cocaina" possa esserci ...

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Il problema è che in Italia, sfortunatamente, è pieno di italiani.

Il problema è che «... In Italia, sfortunatamente, è pieno di italiani.
Il cittadino italiano si è evoluto in questi anni.
Lo ha fatto nel senso letterale del termine, ovvero si è “adattato” all’habitat che lo circondava.
Ha capito che per sopravvivere deve adattarsi ad un sistema fatto di raccomandazioni e scambio di favori, di nepotismo, mazzette e ricatti.
Che per salire qualche gradino della scala sociale deve affinare l’italianissima arte della prevaricazione, della furberia, dell’egoismo.
Che deve imparare a curare minuziosamente i propri particolarissimi interessi, dimenticando la comunità.
Che per avanzare in carriera deve ingraziarsi il proprio superiore ridendo ad ogni sua battuta (quando basta).
Ha capito che non conta chi sei, ma chi conosci.

In qualche caso questa metamorfosi, questa mutazione, è avvenuta inconsciamente, altre volte scientemente.
Ogni italiano ha in se il gene modificato.
Ognuno di noi ce l’ha.
E se ci facciamo un attento esame di coscienza, onesto, ce ne renderemo conto.
Alcuni cercano di soffocarlo autosomministrandosi cultura e informazione critica in dosi massicce, recitando mantra a base di senso civico, onestà intellettuale, etica e moralità.
Ma non è facile, solo pochi riescono a debellarlo.
In genere si emigra.
L’aria di Paesi più civili pare che aiuti a neutralizzare l’azione devastante del gene mutante.
Davanti a questa mutazione così profonda come si può sperare che una persona qualunque, un non politico per intenderci, che parla di merito, di laicità, di bioetica, di energie rinnovabili e risparmio energetico, di flessibilità protetta, di formazione continua, di diritti di donne, omosessuali, immigrati, di rispetto delle libertà individuali, di democrazia partecipativa, di centralità dei circoli e della base nella vita di un partito, di informatizzazione per un più diretto e rapido coinvolgimento di tesserati e non, possa avere qualche speranza di vittoria.
Come si può pensare che abbia anche una sola possibilità se si considera che quando parla di questi temi non lo fa in modo fumoso, generico, di principio, ma lo fa in modo puntuale, dettagliato, preparato, con risposte asciutte, chiare, nette.
Con proposte concrete pure. .. »

Ah scusate ... il testo non è farina del mio sacco (è di un certo Massimo Marini) e si riferisce a Ignazio Marino candidato alla segreteria del PD ... (Ecco perché Marino non diventerà segretario del PD)

IL PONTE SULLO STRETTO

Oggi, sabato 5 settembre 2009, dopo la "sperimentazione" d'agosto dell'isola pedonale castrocarese, il presidente della Pro loco termale ha distribuito un "numero unico" de "il Campanone", riesumazione del campanilistico antiseniano di inizio Novecento, nel quale lo stesso presidente firma un'articolata proposta urbanistica finalizzata a creare permanentemente un'isola pedonale nell'area compresa fra l'ingresso delle terme e la Chiesa parrocchiale, per la quale prevede la realizzazione di una nuova viabilità con tanto di costruzione di un terzo ponte di attraversamento sul fiume Montone. (clicca sulla mappa per vedere in dettaglio grafico la proposta e i punti critici)
Quando si dice che la fantasia non ha limiti e che le idee non hanno il copyright e, come le bugie, hanno le gambe corte o il naso lungo!
Fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni novanta del Novecento, il Comune di Castrocaro e Terra del Sole, sperimentò, negativamente, la prima amministrazione di centro-sinistra con una infausta coalizione PCI-DC (miseramente commissariata dopo appena due anni).
Nel programma elettorale della DC erano presenti due proposte progettuali assolutamente ridondanti e impraticabili sia in termini tecnici che economici: una viabilità di attraversamento del centro storico castrocarese tramite una galleria sotto la fortezza e la costruzione di un terzo ponte carrabile accessibile dal Viale Marconi difronte al Cimitero con sbocco sulla circonvallazione.
Due proposte inattuabili, si è detto, sia per motivi tecnici che economici ma anche decisamente politici!
Tralasciando le motivazioni tecniche contrarie al tunnel (comprensibili e ovvie) ricordiamo solo quelle relative alla costruzione di un terzo ponte sul fiume Montone.
La soluzione prospettata (ripresa in tutto e per tutto nella attuale ri-proposta) si prefiggeva di liberare l'area a ridosso del plesso termale dal passaggio di auto e mezzi pesanti, in particolare camion e trattori per il trasporto sia dei prodotti agricoli che di quelli artigianali.
La soluzione infatti non teneva conto che a monte di Castrocaro si svolge un'intensa attività agricola (seconda voce nell'economia locale) che necessita di raggiungere sia la pesa pubblica sia il Consorzio agrario posti in prossimità della Porta Fiorentina di Terra del Sole.
Così come non considerava le tante attività artigianali (piccole e grandi) insediate proprio dentro al tessuto urbano dei due centri principali.
Fra l'altro, per sopperire all'attraversamento dei centri abitati ai mezzi in transito, il territorio comunale da oltre 30 anni è dotato di una circonvallazione scorrevole e agevole posta sul lato destro del fiume Montone.
Negli anni recenti il Comune si è anche dotato di un piano della viabilità che è stato redatto sulla base di un'indagine accurata sul reale traffico automobilistico e che non ha prodotto soluzioni particolarmente significative se non quello di riconfermare un progetto "sulla carta" già dalla fine degli anni Novanta, ovvero di una nuova viabilità da realizzarsi "a monte" di Terra del Sole.
Infine, il Piano Strutturale Comunale di recente approvazione, in merito alla viabilità cap. (3.1 Il sistema delle infrastrutture della Relazione - clicca sulla mappa) riconferma rispetto al Piano Regolatore vigente, un intervento strategico che riguarda la realizzazione di un asse viario che, passando a monte della fortezza di Terra del Sole, bypassi questo centro storico oltre, parzialmente, all’abitato di Castrocaro Terme rendendo possibile ipotizzare un utilizzo della viabilità attuale di attraversamento dei due centri di Castrocaro Terme e di Terra del Sole per un traffico molto limitato ed a servizio delle strutture ricettive e pubbliche per lo più pedonalmente.
Questo consentirà anche di poter progettare interventi di arredo urbano che possano qualificare il centro abitato ed interessare ed attirare, per una permanenza più prolungata, turisti provenienti anche dai Comuni vicini per dare maggior peso al comparto turistico che deve di più essere valorizzato non dimenticando che Castrocaro Terme e Terra del Sole presentano due centri storici contigui, uno rinascimentale ed uno medievale, quale aggregazione forse unica nella nostra Regione.
Sono stati previsti, nel P.S.C., due interventi viari di collegamento con la S.S. n.67: il primo verso Forlì ed in vicinanza del centro storico di Terra del Sole e in adiacenza dell’attuale via Ladino, al fine di rendere più facilmente raggiungibile pedonalmente tale centro a chi utilizzerà spazi di parcheggio ipotizzabili in vicinanza della S.S. n.67; il secondo nella zona della Sorgara, nella parte sud – ovest del territorio urbanizzato verso Dovadola, per collegare direttamente alla S.S. n.67 la viabilità a servizio di zone agricole per evitare l’attraversamento delle strette vie della zona da parte di mezzi agricoli più lenti ed ingombranti rispetto ad altri mezzi di locomozione. Per tali interventi la priorità attribuita dall’Amministrazione Comunale è media mentre lo stanziamento è da reperire ed il progetto è da redigere. (...)
Lo stesso Piano Triennale prevede altri interventi importanti sulla viabilità con creazione di una zona pedonale a Terra del Sole con opere di arredo urbano nella piazza d’Armi, la realizzazione di un asse viario di collegamento a via Matteotti, per decongestionare via Conti con istituzione del senso unico d’ingresso in via Conti dalla S.S. n.67 e conseguente riordino delle relative intersezioni.
Nell'articolo di Elio Caruso (il presidente della pro loco castrocarese) dell'attuale numero unico de "il Campanone" si legge che la proposta progettuale di isola pedonale e conseguente nuova viabilità è condivisa anche dalla maggioranza comunale!
Le considerazioni che Caruso avanza a giustificazione della proposta, non potendo avvalersi di nessun elemento tecnico ed economico, sono pertanto da considerarsi meramente politiche e come tali dovranno essere motivo di discussione e confronto tanto più che sono appunto condivise anche dall'attuale amministrazione comunale!
Non si capisce fra l'altro da quali presupposti nasca una tale provocazione visto che la sperimentazione attuata nel mese di agosto dell'isola pedonale del sabato sera non sembra abbia minimamente incrementato l'attrattiva turistica della cittadina termale che non riesce a emergere rispetto al recente passato!

ALDROVANDI, MERCURIALI, BIANZINO, ALES, ... E POI ANCORA ... ???

ALDROVANDI, MERCURIALI, BIANZINO, ALES, OLTRE AD ALTRI, TANTI, TROPPI, COMUNQUE VITTIME DI UN SISTEMA CHE HA ABBANDONATO IL SENSO CIVICO PER RISOLVERE TUTTO CON LA REPRESSIONE

la vicenda??? qualcosa di simile a quella di Alberto Mercuriali ... i pesci piccoli fanno grandi gli squali
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/08/articolo/1243/

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03852

Ministero destinatario:

* MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/07/2009

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03852
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 29 luglio 2009, seduta n.211

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, la notte del 27 luglio 2009, nella casa circondariale di Rovereto (Trento), si è tolto la vita, impiccandosi con le lenzuola, Stefano Frapporti, un artigiano trentino di 50 anni, persona arrestata il giorno prima e ubicata nel reparto osservazione del predetto istituto di pena;

Stefano Frapporti, individuo privo di una mano persa durante un brutto incidente sul lavoro, è stato fermato dai carabinieri mentre andava in bicicletta; sottoposto a perquisizione gli è stato trovato in tasca circa un etto di hashish, quantitativo destinato, secondo quanto riferito sul momento dallo stesso indagato, al consumo personale;

il grave problema dei suicidi all'interno delle strutture penitenziarie deve essere tenuto in alta considerazione da parte del Ministero della giustizia, atteso che la vita, la salute e, più in generale, il benessere fisico e psichico delle persone che si trovano in stato di privazione della libertà personale sono elementi che meritano una specifica attenzione ed un costante impegno giusto quanto disposto dallo stesso ordinamento penitenziario;

ed invero la situazione attuale è particolarmente allarmante posto che nel corso di tutto il 2008 si sono registrati 42 suicidi, mentre nei primi sette mesi del 2009 già si sono tolte la vita 39 persone; sicché si teme che entro il dicembre 2009 possa essere raggiunto il picco del 2001 con 69 casi e, quindi, un tasso di suicidio del 124 per 100 mila detenuti (quello relativo alla popolazione italiana è di 8 per 100 mila);

presenze dei detenuti all'interno degli istituti di pena italiani hanno quasi toccato quota 64mila: il 52,2 per cento dei detenuti si trova dietro le sbarre in custodia cautelare, mentre, tra i condannati, circa 9mila persone devono scontare pene inferiori ad un anno; a ciò occorre aggiungere che metà dei carcerati è affetto da epatite, il 30 per cento e tossicodipendente; il 10 per cento malato di mente e il 5 per cento ha l'Hiv; inoltre, il ritmo di crescita della popolazione penitenziaria in tempi recenti si incrementa di 1000 detenuti ogni mese;

una politica di fermezza verso il crimine non esclude certo la realizzazione di un sistema carcerario che, dovendo essere costituzionalmente finalizzato al recupero ed al reinserimento del detenuto, deve poter offrire una condizione minimale di vivibilità, soprattutto nei confronti di quei gruppi vulnerabili al rischio suicidario (malati mentali, tossicodipendenti, cittadini extracomunitari, e, in genere, persone provenienti dall'area del disagio sociale);

il direttore generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dottor Sebastiano Ardita, ha indirizzato, in data 18 dicembre 2008, una circolare a tutti i provveditori regionali dell'amministrazione penitenziaria avente ad oggetto «prevenzione dei suicidi e tutela della vita e della salute delle persone detenute e/o internate», sollecitando tutti gli operatori ad un maggiore impegno teso a scongiurare situazioni di criticità;

il sostanziale fallimento della organizzazione del lavoro per la popolazione detenuta, che genera insopportabili e lunghi periodi di ozio, è quasi certamente una concausa importante nella esplosione di atti anticonservativi -:

se sul suicidio avvenuto nella casa circondariale di Rovereto siano stati effettuato gli opportuni accertamenti e quali ne siano eventualmente gli esiti;

se il Governo non intenda farsi promotore di una completa rivisitazione della legge n. 49 del 2009, detta Fini-Giovanardi, legge che sta avendo un impatto pesantemente negativo sulla situazione penitenziaria e che sta portando rapidamente al riprodursi di quel fenomeno di sovraffollamento che, in modo emergenziale, si è tentato di affrontare in epoca recente;

considerato l'alto tasso di suicidi in carcere, che dipende dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno, se il Governo non ritenga di prendere in considerazione eventuali iniziative finalizzate alla promozione di un provvedimento di clemenza;

se il Governo non ritenga che l'avvio di una seria e generalizzata politica di organizzazione del lavoro per la popolazione detenuta sia elemento di rilevante importanza per contenere il triste fenomeno dei suicidi all'interno degli istituti di pena;

quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei suicidi in carcere.
(4-03852)


poi questa lettera della CGIL !!!


FUNZIONE PUBBLICA CGIL Trentino 38100 TRENTO VIA MUREDEI 8
CONDOMINIO ZETA TEL. 0461-303942 FAX 0461-303941 fp@cgil.tn.it



Spett. Redazione di Rovereto
Quotidiano Trentino


In merito alla tragica vicenda di Stefano Frapporti, suicidatosi in carcere a Rovereto, s’intende ribadire il corretto operato del personale della Casa Circondariale.
Un evento di questa portata lascia sempre ed inevitabilmente strascichi ma è bene sottolineare che questo episodio non sembra avere i contorni del giallo.
Il personale in servizio la sera della tragedia ha operato in base alle procedure previste dalle vigenti norme di legge e dai regolamenti.
Al povero Frapporti era stato chiesto se volesse avvalersi della possibilità di avvisare la famiglia tramite l’Istituto ma lo stesso avrebbe rifiutato.
Sopperendo ad una carenza dell’Amministrazione, che non offre un adeguato supporto psicologico, il personale di Polizia Penitenziaria si assume il compito di rassicurare, con i mezzi che ha, le persone che arrivano dalla libertà; questo anche nel caso in discussione.
Non vi è stato nessun segnale che potesse far immaginare, al personale presente in istituto, le intenzioni che di lì a poco avrebbero trovato tragica concretezza.
Per questo una rapida inchiesta -che è atto dovuto- sull’individuazione di eventuali responsabilità, anche a tutela dello stesso personale di Polizia Penitenziaria, è il minimo che si possa auspicare.
Chi decide di farla finita con la vita in genere non lo sbandiera ed è di conseguenza difficilissimo prevenire, soprattutto in assenza di specialisti della materia (alla CC di Rovereto, ad esempio, lo psicologo ha un contratto di poche ore alla settimana). Inoltre, i metodi scelti sono sconsolatamente efficaci e spesso risulta improduttivo qualsiasi tempestivo intervento.
Se una persona alla disperazione decide di tagliarsi le vene e mettersi sotto le coperte, sarà impossibile accorgersene. Legarsi al collo un pezzo di lenzuolo o una t_shirt strappata e legare l’altro capo ad una sbarra oppure un termosifone e lasciarsi cadere è un metodo orrendamente efficace ed il gesto si consuma in pochi secondi.
Se responsabilità si vogliono trovare si ricerchino nell’inadeguatezza delle strutture detentive, nella carenza di spazi, nel sovraffollamento assurdo, nella ormai cronica carenza di personale di ogni profilo professionale ma soprattutto della Polizia Penitenziaria, nei drastici tagli alle risorse economiche oppure nella malata e dilagante cultura che vuole necessariamente delinquente a vita chi entra in carcere anche per un solo miserabile giorno.

Trento 29 luglio 2009


p. Fp_Cgil del Trentino
Giampaolo Mastrogiuseppe