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L’utilizzo della fascia tricolore da parte del Sindaco e di suoi delegati: la circ. Ministero interno n. 5/1998

L’utilizzo della fascia tricolore da parte del Sindaco e di suoi delegati: la circ. Ministero interno n. 5/1998

di Carlo Lopedote

L’art. 50, comma 12 del D.Lgs. 267/2000 definisce la fascia tricolore come “distintivo del Sindaco”, unitamente allo stemma della Repubblica Italiana e lo stemma del Comune (questi ultimi compaiono sulla fascia dal 1997), da portare a tracolla.
La ratio di tale disposizione supera la funzione di mera indicazione di un semplice ornamento, ma va ad individuare un simbolo certamente dotato di specifici significati, e per tali ragioni non avulso da un uso mirato ed opportuno.
Nella prassi assistiamo oggi ad un utilizzo della fascia tricolore, in occasione delle manifestazioni ufficiali, praticato non soltanto da parte dei sindaci (o vicesindaci nella funzione di sindaco pro-tempore), ma esteso anche a membri dell’amministrazione delegati in rappresentanza. Si ritiene utile, alla luce di numerose sollecitazioni e richieste di approfondimento da parte di attori del sistema enti locali, soffermarsi sulla legittimità, o sulla opportunità di un uso così frequente del medesimo segno distintivo. In merito alle modalità di utilizzo della fascia tricolore, il 4 novembre 1998, l’allora Ministro dell’Interno Rosa Russo Iervolino emanava una circolare, pubblicata poi sulla Gazzetta Ufficiale n°270 del 18 novembre 1998, indirizzata a tutti i Prefetti e ai rappresentanti delle autonomie, all’interno della quale si invitavano i Sindaci a fare “un uso corretto e conveniente della fascia tricolore”, nella consapevolezza “ della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica”.
Nel precisare come la disciplina dell’uso della fascia non sia dettata compiutamente dalle norme, ma sia rinvenibile in talune disposizioni di legge e di carattere amministrativo “via via emanate e riguardanti per lo più aspetti settoriali del problema….”, il Ministro specifica, nella circolare, come tale disciplina sia legata “principalmente alla natura delle funzioni sindacali, di capo dell’amministrazione comunale e di ufficiale di governo”.
Ma occupiamoci in primis dell’utilizzo relativo all’esercizio delle funzioni sindacali di Capo dell’Amministrazione comunale.
La specifica funzione distintiva attribuita alla fascia quale elemento simbolico, si spiega nel provvedimento ministeriale, è altresì “finalizzata a rendere palese la differenza tra il Sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e, nel contempo, sottolinea l’impegno che il Sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale”.
In tale contesto, non appare casuale, secondo il Ministro, la collocazione della disposizione, nel corpo normativo del Testo Unico degli Enti locali, immediatamente dopo la descrizione della nuova procedura del giuramento del Sindaco e del Presidente della Provincia davanti ai rispettivi consigli, accomunando le norme “sotto il profilo del significato istituzionale”.
Il titolare del dicastero evidenzia altresì come, nell’uso corrente, si sia affermata la consuetudine che il Sindaco indossi la Fascia tricolore in tutte le manifestazioni ufficiali, in qualunque veste intervenga.
E’ proprio qui necessario, con riferimento a tale casistica, l’operato richiamo ad “un uso corretto e conveniente della fascia tricolore”, nella consapevolezza “ della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica”.
In tal senso possiamo operare alcune riflessioni:
· Il Sindaco in quanto tale può utilizzare la fascia tricolore, anzi deve utilizzarla, nell’adempimento delle proprie funzioni istituzionali, tutte le volte in cui la propria veste di partecipazione alle manifestazioni pubbliche venga interpretata come appunto espletamento del proprio ruolo ed assuma ufficialità; diversamente, nell’ipotesi di partecipazione a titolo privato, o comunque non ufficiale, si dubita fortemente non solo della opportunità, ma anche della legittimità dell’utilizzo di tale simbolo distintivo;
· Coerentemente con tale enunciazione, si è del parere che costituisca un uso legittimo del simbolo l’utilizzo della fascia tricolore da parte del vice-sindaco, nelle ipotesi previste dall’art. 53, comma 2 del D.Lgs. 267/2000, cioè in caso di assenza o impedimento temporaneo, nonché nei casi di sospensione dall’esercizio della funzione ai sensi dell’art. 59 della medesima disposizione legislativa;
In tali ipotesi il vice-sindaco sostituisce in toto il Sindaco nell’espletamento dei compiti istituzionali in qualità di capo dell’amministrazione, ereditandone ovviamente prerogative e funzioni. In tal modo viene assicurata la continuità nell’esercizio appunto del suddetto ruolo di capo dell’amministrazione, analogamente rispetto a quanto accade in ulteriori casi in cui si verifica la sostituzione del primo cittadino ( es: presidenza della Giunta comunale, poteri di ordinanza ex lege). Siamo ovviamente ben lontani dall’ipotesi di mera assenza del Sindaco dal luogo in cui si svolge la manifestazione pubblica, che nella prassi dal Ministro citata dà luogo ordinariamente all’utilizzo della delega di partecipazione da parte del primo cittadino nei confronti di appartenenti al proprio esecutivo o comunque all’amministrazione di riferimento;
· Strettamente collegata all’ultima riflessione è la seguente, sulla legittimità o meno dell’utilizzo della fascia tricolore da parte di un delegato del Sindaco a partecipare per conto dell’Amministrazione.
Particolarmente esplicativa è l’indicazione ministeriale della circolare, laddove si evidenzia la finalità di “rendere palese la differenza tra il Sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche”, nonché il riferimento esplicito, mediato dal dettato normativo, alla fascia quale elemento “distintivo del Sindaco”. Dal tenore di tale affermazione si evincerebbe, a parere dello scrivente, la illegittimità dell’uso della fascia da parte di soggetti rappresentanti dell’amministrazione delegati a partecipare a qualsiasi manifestazione ufficiale, in quanto la fascia medesima, dal contesto interpretativo che ne deriva, configurerebbe il distintivo del Sindaco quale capo dell’amministrazione ( ruolo e funzione, non certo persona fisica, quindi utilizzabile dal vice-sindaco in qualità di sindaco pro-tempore), e non di quest’ultima, la quale è dotata, per analoghi fini distintivi, di ulteriori simboli (gonfalone, stemma) utilizzabili in conformità alle previsioni normative vigenti.
Non a caso, all’interno della circolare, è lo stesso Ministro, pur evidenziando la capacità di ordinamenti autonomi quali gli enti locali di autodeterminarsi normativamente entro la “cornice ben definita di un ordinamento generale che, originario e sovrano, determina i caratteri peculiari ed il modo di essere di tutti i soggetti che in esso si trovano a coesistere ed operare”, ad invitare i vertici delle autonomie locali al rispetto di adeguati canoni comportamentali, nel rispetto di valori caratterizzanti l’ordinamento costituzionale, quali il principio dell’unità ed indivisibilità della Repubblica e il dovere, statuito per gli amministratori pubblici dall’art. 54 della Carta Costituzionale, “di adempiere con disciplina e ed onore le funzioni pubbliche ad essi affidate”.
Tale invito assume ancor più valenza di orientamento alla luce della riforma costituzionale del 2003, e degli ulteriori spazi di autonomia normativa riconosciuta agli enti locali dalla novella degli articoli del titolo V della Carta Costituzionale.
Certamente sussiste oggi ampia possibilità, per le autonomie locali di disciplinare, con propria normazione regolamentare,. l’utilizzo dei propri segni distintivi, anche allo scopo di rappresentanza, senza così ricorrere all’impiego di un simbolo, quale la fascia tricolore, attinente nello specifico al capo dell’amministrazione, ed allo svolgimento delle proprie funzioni in conformità alle indicazioni di legge.
Restano valide, ovviamente, in merito ad utilizzi specifici della fascia tricolore, esplicite previsioni, come quella dell’art. 70 del D.P.R. 3.11.2000, n° 396, laddove si prevede che “l’ufficiale di stato civile, nel celebrare il matrimonio, deve indossare la fascia tricolore di cui all’articolo 50, comma 12 del D.Lgs. 267/2000, da portarsi a tracolla”. Siamo qui davanti ad un’ipotesi specifica, attinente allo svolgimento delle funzioni di ufficiale di stato civile, al quale, indipendentemente dall’individuazione fisica del soggetto, bensì in virtù della titolarità e della particolarità delle funzioni espletate nel procedimento amministrativo cui si sottende, si estende la prerogativa dell’utilizzo del simbolo distintivo sindacale.
Appare logico, in virtù della eccezionalità della previsione, individuare un ambito di applicazione tassativamente restrittivo alla stessa, respingendo, conseguentemente, possibili interpretazioni estensive.

IL NUOVO TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

... Con la modifica del Titolo V, la Costituzione del 1948 si è adeguata alla nuova realtà dell'ordinamento regionale, alla riforma degli enti locali realizzata nel decennio 1990-2000 ed al decentramento amministrativo.
La legge costituzionale del 2001 ridefinisce, all'insegna di una più marcata applicazione del principio di sussidiarietà, le competenze tra Stato e Regioni, ridisegnando il ruolo di queste ultime tanto a livello interno quanto sul piano internazionale
La prima fondamentale modifica concerne la posizione di parità che viene attribuita agli enti territoriali minori e allo Stato come elementi costitutivi della Repubblica.
Rinnovando l’art. 114 Cost., l’art. 1 della legge 1/2003 omologa lo Stato ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni come elementi costitutivi e parificati della Repubblica. In virtù del nuovo disposto costituzionale di cui all'articolo 114, gli enti locali acquistano una legittimità originaria.
«La Repubblica - recita infatti l'articolo in esame - è costituita (e non più solo «si ripartisce») dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato» (l°comma); lo stesso articolo prosegue attribuendo a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni natura di enti autonomi, con propri statuti, poteri e funzioni (2° comma); prevede, infine, uno status speciale per Roma, quale capitale della Repubblica (3° comma). Viene abrogato l'articolo 115, che statuiva che «le Regioni sono costituite da enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione», anche se occorre precisare che si tratta di una abrogazione puramente formale.
Il disposto dell'ex articolo 115 è infatti ripreso dall'articolo 114, laddove si prevede che non più soltanto le Regioni ma anche i Comuni, le Città metropolitane e le Province sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

4 NOVEMBRE 2007 CERIMONIA COMMEMORATIVA A CASTROCARO IL SINDACO SENZA FASCIA TRICOLORE

L'attuale maggioranza di centro destra alla "guida" del Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole ha ceduto alle "pressioni" dei consiglieri della fiamma tricolore, in prima battuta con il mancato rinnovo del contributo annuale all'Istituto storico delle Resistenza, ora con la latitanza istituzionale dell'amministrazione locale durante le celebrazioni per la commemorazione del 4 novembre ....

Pur avendo affisso i manifesti con il programma della celebrazione della festa di Stato, i consiglieri comunali e i cittadini presenti agli appuntamenti ufficiali hanno amaramente constatato che il Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole era latitante.

Pur presente il Gonfalone comunale alla posa delle ghirlande, ne il Sindaco ne il Vice Sindaco hanno presenziato in veste ufficiale con la "fascia tricolore", simbolo di dignità e di decoro della carica, contravvenendo così ai doveri istituzionali imposti per consuetudine, per legge e per lealtà e fedeltà all'unità giuridica dello Stato.

E' un fatto di particolare gravità ... in sfregio ai propri concittadini ... eredi e testimoni del sacrifico dei caduti e dei martiri delle grandi guerre.

E' un fatto ancor più grave dato che il 4 novembre è festa dello Stato e al Sindaco sono demandate le funzioni di rappresentanza in capo ai Prefetti
.

Un'amministrazione comunale che rinuncia ai propri doveri istituzionali non può essere rappresentativa dell'intera comunità locale.

Occorre per questo ricordare ai nostri amministratori i doveri ai quali sono stati chiamati a rispondere ...

Una circolare ricorda ai sindaci il significato simbolico dell'indumento

Fascia tricolore, dove e come usarla


(Circ. Interno 5/98) Gazzetta Ufficiale n. 270 del 18-11-1998






La fascia tricolore indossata dai sindaci di una città durante le cerimonie ufficiali non è un semplice ornamento, ma un simbolo legato alle trasformazioni cui la carica di primo cittadino sta andando incontro nell'ordinamento italiano (da un anno sulla fascia compare lo stemma del Comune accanto a quello della repubblica), dunque va usata con consapevolezza e decoro. Lo ricorda il ministro dell'Interno Rosa Russo Jervolino, che il 4 novembre ha firmato una circolare (Gazzetta ufficiale n. 270 del 18 novembre 1998) indirizzata a tutti i prefetti e ai rappresentanti delle province e delle regioni autonome, in cui si invita i sindaci a fare" un uso corretto e conveniente della fascia tricolore", nella consapevolezza "della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica".



MINISTERO DELL'INTERNO

CIRCOLARE 4 novembre 1998, n. 5/98. Fascia tricolore.

Ai Prefetti della Repubblica e, per conoscenza:
Al presidente della commissione di coordinamento della Valle d'Aosta
Al commissario del Governo per la provincia di Bolzano
Al commissario del Governo per la provincia di Trento
Ai commissari del Governo nelle regioni a statuto ordinario
Al commissario dello Stato per la regione Sicilia
Al rappresentante dello Stato nella regione Sardegna
Al commissario del Governo nella regione Friuli-Venezia Giulia
Al presidente della giunta regionale della Valle d'Aosta


L'uso della fascia tricolore da parte del soggetto che rappresenta la comunità locale si caratterizza per il suo valore altamente simbolico, reso ancor più evidente dalla modifica apportata dall'art. 4 della legge 15 maggio 1997, n. 127 all'art. 36, comma 7, della legge 8 giugno 1990, n. 142 [1].

Il più recente intervento normativo, con il quale è stato espressamente disposto che "distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del comune", è di carattere sostanziale e significativo, laddove si ponga mente al processo di trasformazione ordinamentale in atto nel nostro Paese e alla particolare valenza nella cura degli interessi pubblici conferita al sindaco con il sistema della investitura diretta.

Viene attribuito ad un elemento simbolico una specifica funzione che è distintiva, siccome finalizzata a rendere palese la differenza tra il sindaco e gli altri titolari di pubbliche cariche e che, nel contempo, sottolinea l'impegno che il sindaco si assume nei confronti dello Stato e della comunità locale.

Non a caso la disposizione segue immediatamente, nel corpo normativo, la nuova procedura del giuramento del sindaco e del presidente della provincia davanti ai rispettivi consigli: le due norme risultano così accomunate sotto il profilo del significato istituzionale.

La disciplina dell'uso della fascia tricolore non è dettata compiutamente dalle norme, ma è rinvenibile in talune disposizioni di legge e di carattere amministrativo via via emanate e riguardanti per lo più aspetti settoriali del problema; ed in realtà, è legata principalmente alla natura delle funzioni sindacali, di capo delI'amministrazione comunale e di ufficiale di governo.

Nell'uso corrente si è affermata la consuetudine che il sindaco indossi la fascia in tutte le occasioni ufficiali, in qualunque veste intervenga. Per il significato del tricolore statuito dall'art. 12 della Carta Costituzionale [2]; ciò richiama tangibilmente nell'immaginario collettivo il principio costituzionale dell'unità ed indivisibilità della Repubblica.

L'alto ruolo istituzionale svolto dal sindaco impone, pertanto, un uso corretto e conveniente della fascia tricolore nell'avvertita consapevolezza della dignità e del decoro della carica, e tale da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica, nel cui ambito ogni cittadino è tenuto a partecipare al mantenimento dei valori che lo caratterizzano e lo fondano.

Va tenuto presente, a tal fine, che l'art. 54 della Carta Costituzionale [3], nell'imporre a tutti i cittadini il dovere di fedeltà alla Repubblica, statuisce per gli amministratori l'ulteriore dovere di adempiere con disciplina ed onore le funzioni pubbliche ad essi affidate.

Il sistema delle autonomie, infatti, anche nelle sue più avanzate rappresentazioni e concretizzazioni, ha comunque un limite, connaturato alla stessa essenza dell'autonomia: che è quello di dare luogo ad ordinamenti liberi di autodeterminarsi entro la cornice ben definita di un ordinamento generale che, originario e sovrano, determina i caratteri peculiari ed il modo di essere di tutti i soggetti che in esso si trovano a coesistere e ad operare.

Si invitano le SS.LL. a partecipare quanto precede ai vertici degli enti territoriali, sottolineando che il delicato ruolo che l'attuale assetto ordinamentale riserva agli organi esponenziali delle comunità locali implica sempre adeguati canoni comportamentali.

Il Ministro: Russo Jervolino






1. Si tratta dell'inserimento sulla fascia tricolore del simbolo del Comune, non previsto dalla vecchia legge 142 sulle autonomie locali. Il comma è stato modificato dalla Legge Bassanini (127/97) e recita così: "Distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della repubblica e lo stemma del comune, da portarsi a tracolla della spalla destra".

2. L'articolo 12 della Costituzione indica le caratteristiche della bandiera italiana: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".

3.
L'articolo 54 della Costituzione è il seguente: "Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge".


art. 36 della Legge 8 giugno 1990, n. 142

36. Competenze del sindaco e del presidente della provincia. - 01. Il sindaco e il presidente della provincia sono gli organi responsabili dell'amministrazione del comune e della provincia.
1. Il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l'ente, convocano e presiedono la giunta, nonché il consiglio quando non è previsto il presidente del consiglio, e sovrintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti.
2. Essi esercitano le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintendono altresì all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate al comune e alla provincia.
3. Il sindaco è inoltre competente, nell'ambito della disciplina regionale e sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale, a coordinare gli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici, nonché gli orari di apertura al pubblico degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, al fine di armonizzare l'esplicazione dei servizi alle esigenze complessive e generali degli utenti.
4. In caso di inosservanza degli obblighi di convocazione del consiglio, previa diffida, provvede il prefetto.
5. Sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio il sindaco e il presidente della provincia provvedono alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del comune e della provincia presso enti, aziende ed istituzioni.
5-bis. Tutte le nomine e le designazioni debbono essere effettuate entro quarantacinque giorni dall'insediamento ovvero entro i termini di scadenza del precedente incarico. In mancanza, il comitato regionale di controllo adotta i provvedimenti sostitutivi ai sensi dell'articolo 48.
5-ter. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i responsabili degli uffici e dei servizi, attribuiscono e definiscono gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna secondo le modalità ed i criteri stabiliti dall'articolo 51 della presente legge, nonché dai rispettivi statuti e regolamenti comunali e provinciali.
6. Il sindaco e il presidente della provincia prestano davanti al consiglio, nella seduta di insediamento, il giuramento di osservare lealmente la Costituzione italiana.
7. Distintivo del sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del comune, da portarsi a tracolla della spalla destra.


Un esempio per tutti:
il regolamento comunale di Meldola per l'uso dello stemma, del gonfalone e della fascia tricolore

CAPO IV LA FASCIA TRICOLORE Articolo 16 Fascia tricolore

1. Distintivo del Sindaco è la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune, da portarsi a tracolla (art. 50, comma 12 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e s.m.i.).
2. L'uso della fascia tricolore è strettamente riservato alla persona del Sindaco nelle sue funzioni di Capo dell’Amministrazione Comunale e di Ufficiale di Governo, il quale potrà farsi rappresentare con l'uso del distintivo.

3. Oltre ai casi stabiliti dalle leggi, il Sindaco può indossare la fascia tricolore in tutte le occasioni ufficiali, in qualunque veste intervenga (come Capo dell’Amministrazione Comunale o come Ufficiale di Governo); l’alto ruolo istituzionale svolto dal Sindaco impone un uso corretto e conveniente della fascia tricolore nell’avvertita consapevolezza della dignità e del decoro della carica e dell’impegno assunto nei confronti dello Stato e della Comunità locale, uso, tale pertanto da non scalfire la realtà dello Stato come elemento di unità giuridica, nel cui ambito ogni cittadino è tenuto a partecipare al mantenimento dei valori che lo caratterizzano e lo fondano.

art. 50, comma 12 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e s.m.i.
Articolo 50 Competenze del sindaco e del presidente della provincia
1. Il sindaco e il presidente della provincia sono gli organi responsabili dell'amministrazione del comune e della provincia.
2. Il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l'ente, convocano e presiedono la giunta, nonche' il consiglio quando non e' previsto il presidente del consiglio, e sovrintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 107 essi esercitano le funzioni loro attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti e sovrintendono altresi' all'espletamento delle funzioni statali e regionali attribuite o delegate al comune e alla provincia.
4. Il sindaco esercita altresi' le altre funzioni attribuitegli quale autorita' locale nelle materie previste da specifiche disposizioni di legge.
5. In particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunita' locale. Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle regioni in ragione della dimensione dell'emergenza e dell'eventuale interessamento di piu' ambiti territoriali regionali.
6. In caso di emergenza che interessi il territorio di piu' comuni, ogni sindaco adotta le misure necessarie fino a quando non intervengano i soggetti competenti ai sensi del precedente comma.
7. Il sindaco, altresi', coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell'ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonche', d'intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l'espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti.
8. Sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio il sindaco e il presidente della provincia provvedono alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del comune e della provincia presso enti, aziende ed istituzioni.
9. Tutte le nomine e le designazioni debbono essere effettuate entro quarantacinque giorni dall'insediamento ovvero entro i termini di scadenza del precedente incarico. In mancanza, il comitato regionale di controllo adotta i provvedimenti sostitutivi ai sensi dell'articolo 136.
10. Il sindaco e il presidente della provincia nominano i responsabili degli uffici e dei servizi, attribuiscono e definiscono gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna secondo le modalita' ed i criteri stabiliti dagli articoli 109 e 110, nonche' dai rispettivi statuti e regolamenti comunali e provinciali.
11. Il sindaco e il presidente della provincia prestano davanti al consiglio, nella seduta di insediamento, il giuramento di osservare lealmente la Costituzione italiana.
12. Distintivo del sindaco e' la fascia tricolore con lo stemma della Repubblica e lo stemma del comune, da portarsi a tracolla. Distintivo del presidente della provincia e' una fascia di colore azzurro con lo stemma della Repubblica e lo stemma della propria provincia, da portare a tracolla.

Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena

l'Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena è associato all' Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia
(ente riconosciuto con legge 16 gennaio 1967, n. 3)

L’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia è stato fondato da Ferruccio Parri nel 1949 con lo scopo di raccogliere, conservare e studiare il patrimonio documentario del Corpo Volontari della Libertà e del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.
Nel corso di oltre 50 anni di attività esso ha contribuito in modo determinante, con numerosissime iniziative di studio e pubblicazioni, all'affermazione in Italia di una storiografia contemporanea su base scientifica.

L'Istituto, che fonda la propria attività sui valori ispiratori della Resistenza espressi nella Costituzione repubblicana del 1948 e sugli ideali dell'antifascismo, democrazia, libertà e pluralismo culturale, è oggi, sotto la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica italiana, un sistema federativo di 65 Istituti associati diffusi sull'intero territorio nazionale.

Oltre alla pubblicazione di fonti e saggi per lo studio della storia contemporanea e alla pubblicazione della rivista Italia contemporanea, esso promuove la ricerca storica attraverso la Scuola Superiore di Storia Contemporanea, con convegni di studio e con una biblioteca e un archivio specializzati; assicura la comunicazione e la divulgazione critica dei risultati della ricerca e svolge attività di formazione e aggiornamento soprattutto fra gli insegnanti.

A partire dal giugno del 1949 l’INSMLI si è dotato della rivista “Il movimento di liberazione in Italia”, la prima e per vent’anni l’unica rivista di storia contemporanea italiana. Dal 1974 la nuova serie della rivista si intitola “Italia contemporanea”.

L’INSMLI è anche una rete di luoghi di elaborazione di ricerca scientifica che ha prodotto più di settanta volumi pubblicati direttamente dall’Istituto nazionale e oltre trecento monografie pubblicate dagli Istituti associati.

Con la legge n.3 del 16 gennaio 1967 è stato possibile ottenere dal Ministero della Pubblica Istruzione il distacco di insegnanti per lo svolgimento di attività lavorativa presso gli istituti della rete INSMLI.
Il lavoro di tali insegnanti comprende l’attività di formazione e aggiornamento in servizio degli insegnanti di storia di ogni ordine e grado.

A partire dall'anno 2005-2006 l’INSMLI ha costituito nel suo ambito una Scuola Superiore di Studi di Storia Contemporanea con l'obiettivo di formare giovani studiosi, laureati o con dottorato di ricerca, delle diverse regioni nazionali.

L'Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia fonda la propria attività sui valori ispiratori della Resistenza ed espressi nella Costituzione repubblicana, e gli ideali di antifascismo, democrazia, libertà e pluralismo culturale.
Si propone, attraverso gli Istituti e gli Enti ad esso associati, di:

a) conservare e valorizzare il proprio patrimonio documentario, di cui sono parte consistente e qualificante i documenti dell'antifascismo e della resistenza;

b) raccogliere e conservare le memorie individuali e collettive e studiare il nesso tra memoria e storia contemporanea;

c) raccogliere, ordinare e mettere a disposizione degli studiosi, anche in collaborazione con gli Archivi di Stato, le fonti per lo studio della storia contemporanea nazionale e internazionale;

d) promuovere la ricerca sulla storia contemporanea;

e) assicurare la comunicazione e la divulgazione dei risultati della ricerca scientifica attraverso i mezzi ritenuti di volta in volta più idonei (pubblicazioni, anche periodiche, convegni, seminari, mostre, audiovisivi, strumenti informatici, eccetera);

f) fornire agli studiosi la consulenza e i servizi culturali utili alla ricerca, nei settori di archivio, biblioteca e didattica, anche in collaborazione con le strutture degli Istituti e degli Enti associati;

g) svolgere attività di formazione e aggiornamento dei docenti, di ricerca, mediazione e consulenza didattica, stabilendo rapporti di collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, le istituzioni scolastiche e il mondo della scuola e promuovendo forme di comunicazione e divulgazione (iniziative editoriali e strumentazioni informatiche, lezioni, corsi, convegni, seminari, ecc.);

h) fornire mezzi e supporti per la formazione professionale di giovani ricercatori;

i) fornire servizi e svolgere un ruolo di indirizzo, coordinamento e vigilanza scientifica, ai sensi della Legge 16/1/67 nei confronti degli Istituti e degli Enti associati, nel rispetto, comunque, della loro autonomia;

l) promuovere, anche in collaborazione con le Università e con altri enti di ricerca ed istituzioni a livello nazionale e internazionale, l'integrazione dei servizi e della ricerca sulla storia contemporanea.
[art. 2 dello Statuto INSMLI]

Le biblioteche della rete degli istituti sono specializzate nella storia contemporanea italiana e sono un punto di riferimento per laureandi, studiosi, docenti su tutto il territorio nazionale. Esse raccolgono più di 350.000 monografie e migliaia di testate di riviste culturali nazionali e internazionali.
Diciotto Istituti della rete aderiscono a SBN e i rispettivi cataloghi sono quindi consultabili online (http://www.internetculturale.it/genera.jsp).

Dal 2004 l'Insmli collabora con l'Associazione ESSPER per lo spoglio di periodici italiani e stranieri e di storia contemporanea. Attraverso il portale di ESSPER (http://www.biblio.liuc.it/scripts/biblio/essper/ricerca.asp) si rendono disponibili online gli spogli completi delle principali riviste edite dagli Istituti soci dell’INSMLI.

link utili:
Archivi della Resistenza e dell'età contemporanea

QUANDO 1 EURO DIVENTANO PIU' DI MILLE

Castrocaro, cimitero comunale, 4/11/2007 dalle ore 10,00 alle 17,00 il banchetto allestito per la raccolta dei contributi a favore dell'ISTITUTO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA E DELL'ETA' CONTEMPORANEA DELLA PROVINCIA DI FORLI'-CESENA ha registrato la partecipazione di 173 cittadini di Castrocaro, di Terra del Sole ma anche di Forlì. di Bologna, di Alfonsine, di Meldola, di Predappio .... liberamente e senza condizionamenti politici hanno versato la somma complessiva di € 1.040,89 cifra bel oltre ogni rosea aspettativa e ben oltre il contributo annuale di € 129,11 che il Comune avrebbe dovuto elargire ...
La società civile è decisamente molto più avanti dei politici che governano questa amministrazione dimostrando che c'è più sensibilità, attenzione ed interesse di quanto si pensi ...

Grazie a tutti ....

Nei prossimi giorni una delegazione della lista civica Partecipazione democratica incontrerà il Presidente dell'Istituto per decidere come e in che modo devolvere i contributi raccolti!!!

del polverone sollevato dalla destra del centrodestra

si potrebbe dire ... cosa dicono di noi ... ad esempio nel Consiglio Comunale di Meldola (ringrazio il blog maldolesi.net a cui rinvio ... per vedere l'odg del consigliere Bandini clicca suo ordine del giorno)

Resoconto Consiglio Comunale del 30/10/2007 - 1^ parte


«O.D.G. PROPOSTO DAL GRUPPO CONSILIARE ”CENTRO SINISTRA INSIEME PER MELDOLA” SU ”ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA”

UFF. RICH.: SINDACO RELAT.: VENTURI LORIS

Coveri: Essendo profondamente antifascista spiega le iniziative che si terranno per gli incontri prossimi venturi; si meraviglia ed accentua la gravità di quanto fatto nell’Amministrazione comunale di Castrocaro che è uscita dall’Istituto Storico della Resistenza per il quale le precedenti Amministrazioni contribuivano per circa 200 euro adducendo motivi economici e legge l’odg completo
Bandini: legge un suo ordine del giorno in cui spiega che il mancato rinnovo di Castrocaro è principalmente a causa di alcune lacune che questo Istituto ha avuto. Propone di aumentare l’erogazione a 2,500,000 € in favore dell’Istituto. La contrapposizione rispetto allìODG di Insieme per Meldola è dettata dal fatto che quello da loro proposto è, a suo dire, vecchio e sarebbe stato presentabile negli anni ‘70. La contrapposizione si alza e si alzano anche i toni da ambo i lati e di Bandini in particolare ma Bandini conclude spiegando che l’ODG proposto dalla maggioranza non supera certe ideologie e rileverebbe certe paure.
Drudi spiega che la carta costituzionale non prevede una rispettabilità al fascismo e spiega che il problema è che in Italia i comunisti hanno dato il sangue per la libertà dell’Italia. E’ giusto fare studi imparziali ma si deve essere fermamente intenzionati a non fare di ogni erba un fascio e favorire il negazionismo o il revisionismo di tanti fatti realmente accaduti.
Oggi si vorrebbe delegittimare la resistenza per una sorta di gratificazione a qualche frangia di estrema destra ed anche lui a questo non ci sta.

Fabbri condivide pienamente l’ODG e lo voterà con forza e apprezza, dell’ODG di Bandini, solo l’aumento degli stanziamenti.

De Socio porta ad esempio alcuni articoli di stampa che cerca di giustificare l’operato del Comune di Castrocaro. Non ci sono età per le stragi compiute e le stesse non devono avere età ed essere continuamente rammentate ai nostri giovani per non ricaderci ancora. Invita i giovani che hanno sfilato a Predappio recentemente ad andare in qualche posto che può essere veramente rappresentativo ad indicargli cosa sia stato il nazismo (cita diversi campi di concentramento ed anche luoghi più vicini).
Branchetti: E’ in linea con le considerazioni di Drudi e sicuramente appoggerà la difesa della Resistenza; negli anni passati si è visto una sorta di revisionismo che però è positivo ed ha ridato luce (magari quella giusta) a certi eventi. Non riuscendo a superare la contrapposizione politica ritiene che i 10.000 di Castrocaro siano un po’ anche colpa dell’attuale classe politica in generale e spiega che sarebbe meglio non persistere nella strada della contrapposizione.
Farneti: porta la sua personale testimonianza di quegli anni, spiega che il padre venne prelevato alle 02:00 di notte e le camice nere lo portarono a Rocca delle Caminate e lo tennero per oltre 20 giorni prigioniero; tornò a casa senza i denti. Gli stessi tedeschi, vedendo cosa facevano in queste prigioni, andarono a Rocca delle Caminate prelevando tutti i prigionieri e portandoli alle carceri di Forlì salvandogli letteralmente la pelle.
Lui e sua mamma per paura dei rastrellamenti dormivano dentro ad un pozzo di notte quindi resta basito delle posizioni di certe amministrazioni.
Ghetti: lui ha un’altra impostazione rispetto a Bandini. Legge l’odg di Castrocaro e spiega che si dissocia dalla scelta di Castrocaro di dare la colpa ad un motivo economico. Spiega che nessuno mette in discussione i valori della resistenza, nemmeno Bandini, è solo stata sbagliata la motivazione ed auspica che la revisione storica sia da entrambe le parti e si possa finalmente iniziare a fare passi avanti senza contrapposizioni. Auspica di smettere di alimentare i giornali con queste discussioni. A questo punto il Sindaco parla di cose buone e stupidaggini sentite e che anche lui vorrebbe dire qualcosa (sempre cose buone e stupidaggini) ma, forse travisato, provoca le ire di Ghetti che se ne va dalla sala piuttosto imbufalito
Bandini fa l’ultima replica spiegando che il suo ODG voleva superare queste diatribe e si rammarica del fatto che questo ODG non basti e non sia stato opportunamente interpretato.
Branchetti spiega che, proprio in favore di una riconciliazione, la sua lista voterà a favore ad entrambi gli ODG.
Pantoli non apprezza la scelta di Branchetti di votare a favore di entrambi; a Ghetti spiega che ci sono valori irrinunciabili che dobbiamo a persone che hanno sacrificato la loro vita. Lamenta il revisionismo in atto che tende a mettere tutto allo stesso piano.
Il Sindaco auspica che i giovani cerchino dati e si interroghino e non si adagino; ha diversi dubbi ascoltando gli interventi; spiega che ci sono due facce dell’uomo e le stesse non si potranno mai mettere sullo stesso piano.
De Socio fa un ultima replica all’intervento di Ghetti che non approfondisco ulteriormente.

Messo ai voti l’ODG della maggiornaza ottiene 12 voti favorevoli e 2 contrari (Bandini e Ghetti)

L’ODG di Bandini invece ottiene 3 voti favorevoli e 10 contrari.»

crollano i muri, crollano le ideologie ma l'ignoranza non crolla mai

Che si dee rimover l’Ignoranza.
Che Mostro è questo? Sphinge perche serba.
Faccia di donna, e le sue membra veste
Piume d’augello, e di Leone ha i piede?
Dinota l’ignoranza, che procede
Da tre cagioni; o da intellecto lieve,
O da vaghezza d’i piacer mondani,
O da Superbia, che virtu corrompe.
Ma l’huom, che sa perch’egli è nato, a questa
S’oppone; e vincitor felice vive.

Antica saggezza che non s'addice ai consiglieri comunali di maggioranza della fiamma tricolore che in cambio della loro esistenza han ottenuto dagli altri partner "politici" la temporanea occupazione del "centro" della scena amministrativa per una sera di consiglio comunale (le altre volte stan sempre zitti perché o non hanno niente da dire o non possono dire niente perché a parlare è sempre qualcun altro in vece loro e di tutti quanti della lor compagine scalcagnata).
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CASTROCARO ... LA DESTRA FA CENTRO MA SBAGLIA IL BERSAGLIO



in un sito web noto a pochi ... Forlì bimbi ... Cose da fare a Forlì per chi ha una famiglia e dei bambini è apparsa nei giorni scorsi la lettera di un signore che entra nel merito dell'idea, dell'immagine che Castrocaro offre di se ai propri ospiti, ai turisti così come ai cittadini comuni ora che la destra di maggioranza ha occupato il centro (anche dell'attenzione) con la meschina decisione di decurtare di 130 euro circa il contributo all'Istituto storico della resistenza e della storia contemporanea ...

La Gina, Kaos, Librincontro, Terme - Io a Castrocaro non ci compro più

Approfitto della buona indicizzazione su Google di questo blog - come già fece Senza aggettivi in un famoso post - per lanciare un messaggio ai commercianti di Castrocaro. A me la piccola cittadina termale è sempre piaciuta molto. E la famiglia mi segue. Ogni anno io, mia moglie e mia figlia lasciamo molte centinaia di euro nei negozi del paese.

Solo quest’estate (vado a memoria): un abito di lino e camicie Cassera per me dalla Gina, pantaloni, maglie e creme per mia moglie nei negozi della galleria termale, diversi libri alle bancarelle del Librincontro. E ci permettiamo spesso un gelato o un aperitivo in quella bella pasticceria che c’è in centro. Quanto spendiamo a Castrocaro? Sicuramente molto più dei duecento euro che il Comune risparmierà dicendo addio all’Istituto della Resistenza.

Leggi gli articoli della Voce: Castrocaro dice addio all’Istituto della Resistenza

Credo sia un modo per farsi pubblicità assai poco intelligente, per un Comune che vive essenzialmente di turismo. Non è una questione di idee politiche, l’hanno capito due amministrazioni di centrodestra come Verghereto e Sarsina. E nonostante la distanza è molto più probabile che torni a fare shopping da quelle parti, piuttosto che a Castrocaro.

Auf Wiedersehen, a malincuore.

PENSARE ALLE RADICI DELLA NOSTRA LIBERTA' DEMOCRATICA

(Amalia Geminiani - staffetta della Resistenza)

Ricevo e volentieri ricopio il "pezzo" che Francesca Miccoli ha scritto per Il Resto del Carlino di oggi 1 Novembre 2007

«E’ profondamente amareggiata Amalia Gemignani. Protagonista suo malgrado della protesta inscenata durante l’ultimo consiglio comunale, l’ottantaduenne staffetta partigiana avverte l’esigenza di togliersi un peso dalla coscienza. L’uscita del Comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole dall’Istituto storico della Resistenza, approvata giovedì scorso, ha violato i suoi ricordi e rinnovato il suo dolore. Tormenti che hanno innescato nell’animo della signora originaria di Alfonsine il desiderio di reagire all’onta subita. “Ho vissuto la guerra sulla mia pelle –dichiara ancora sgomenta- e i miei occhi non potranno mai dimenticare certi orrori. Eventi raccapriccianti che nessuno dei politici presenti giovedì nella sala consiliare ha conosciuto in prima persona”. L’intervento di Tommaso Sgarlato, giovane consigliere della Fiamma Tricolore e fiero sostenitore della Repubblica di Salò, l’ha molto turbata. “Quel ragazzino ha oltraggiato la memoria di tanti morti. Sono indignata per quelle parole”. Ma il risentimento della signora Gemignani non chiama in causa solo Sgarlato. “L’intera maggioranza ha approvato una mozione sconcertante. Ho proposto io stessa di versare i 200 euro per sostenere l’istituto. Non è certo una cifra che cambia il bilancio di un Comune. E che dire del sindaco Metri? L’elezione di una donna mi aveva fatto piacere nonostante avessi votato per il centrosinistra. Ma il primo cittadino ha iniziato il mandato in maniera davvero pessima facendosi dominare da quattro fascisti”. Amalia è un fiume in piena e per dar voce ai sentimenti apre il cuore ai ricordi. “Mi sembra di sentire ancora il fucile dei tedeschi puntato sulla schiena. Mio padre è risultato disperso in guerra a soli 42 anni dopo aver vissuto due decenni da perseguitato. La medaglia di bronza che ho indossato giovedì è stata conferita alla sua memoria”. Paradossalmente non è stata solo la decisione della Giunta a scavare nella memoria. “Nei giorni scorsi ho guardato Guerra e Pace in tv e mi sono riconosciuta nel personaggio di Natascia. Rimasta orfana a vent’anni con tre fratelli più giovani, mi sono trovata improvvisamente senza padre, senza casa e ho perduto persino il mio ragazzo. Giovanissima ho fatto la staffetta, sprovvista persino di una semplice borsa per non destare sospetti, e mi sono improvvisata infermiera per medicare i feriti”. Infine una bacchettata anche alla stampa. “Ho letto che le forze dell’ordine sono intervenute per riportare la calma in consiglio. In realtà quando i carabinieri sono arrivati io e gli altri dissidenti eravamo già nello spiazzo davanti al Comune!”»

CONTRIBUIRE ALL'ISTITUTO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA E DELL'ETA' CONTEMPORANEA DELLA PROVINCIA DI FORL'-CESENA


Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà

e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero,
perché lì è nata la nostra Costituzione.
(Discorso agli studenti milanesi - 1955
Piero Calamandrei, 1889 – 1956, giurista, uomo politico e scrittore italiano)


Il 25/10/2007 l’attuale maggioranza comunale di Castrocaro Terme e Terra del Sole ha deciso di non devolvere più il contributo annuale di 130 Euro circa
all’Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena.

Noi cittadini democratici di Castrocaro Terme e Terra del Sole sentiamo il dovere di sostenere l’attività culturale di questa importante istituto per evitare che ulteriori tagli censori alla storia possano danneggiare la memoria e con essa il futuro della nostra democrazia repubblicana.

Per questo abbiamo deciso di contribuire liberamente e senza condizionamenti politici l’Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena

Il mio, il tuo, il nostro contributo per la democrazia, la libertà di pensiero e opinione.

RESISTERE RESISTERE RESISTERE

Nessuna istituzione, nessun principio, nessuna regola sfugge ai condizionamenti storici e dunque all'obsolescenza, nessun cambiamento deve suscitare scandalo, purché sia assistito dalla razionalità e purché il diritto, inteso come categorie del pensiero e dell'azione, non subisca sopraffazione dagli interessi. Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività 'resistere, resistere, resistere' come su una irrinunciabile linea del Piave. (relazione integrale del procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, 12 gennaio 2002)

Istituto per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea della provincia di Forlì-Cesena


La nostra storia si chiama Resistenza
«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione».
(Discorso agli studenti milanesi (1955) di Piero Calamandrei, 1889 – 1956, giurista, uomo politico e scrittore italiano)

Andare dove è nata la Costituzione - L'Appennino Tosco – Romagnolo e la Resistenza

STRAGI 1944

L'ANPI in difesa della Costituzione

Fascismo, Resistenza e Costituzione

achtung banditen !!!

Nacque a Faenza il 10 gennaio 1923 di Domenico a Anna Ciani. Deceduto a Castrocaro il 18 agosto 1944 impiccato.

“Iris Versari e la Resistenza delle donne”Gian Raniero Paulucci de Calboli Ginnasi

Gian Raniero Paulucci de Calboli Ginnasi


Lettera alla moglie, scritta in data 14-08-1944, Castrocaro

Dino Ravaglioli

Lettera all'arciprete di Terra del Sole, scritta in data 5-04-1944, carcere di Forlì